La casa consapevole

Vediamo come evitare di introdurre in casa oggetti che ne possano peggiorare la qualità dell’aria.

Arredi

Quando parliamo di arredi, l’obiettivo è quello di eliminare o ridurre i materiali sintetici che sono i principali agenti di inquinamento domestico. Questi si trovano maggiormente all’interno di quei mobili costituiti da un impasto di piccoli pezzi di legno ( per lo più scarti di lavorazioni) tenuti insieme da colle, ma anche nelle finiture di natura sintetica o ancora nelle vernici.

Quindi per eliminare totalmente o quasi queste sostanze, l’ideale sarebbe acquistare mobili costituiti da parti di legno incastrate tra loro e non incollate, senza alcuna finitura esterna o trattati con finiture naturali (solitamente si usano olii non minerali).

Un’altra possibilità è quella di affidarsi ad aziende molto attente alla tutela dell’ambiente, che negli ultimi tempi , visto anche il crescente interesse da parte degli acquirenti verso tali temi, hanno messo in commercio mobili a bassa emissione di formaldeide.

Uno di questi è Ernestomeda che ha studiato materiali alternativi a quelli comuni fino a raggiungere la conformità al Leed, acronimo di The Leadership in Energy and Environmental Design, sviluppata negli Stati Uniti dallo U.S. Green Building Council (USGBC), link.

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Cucina Icon, Ernestomeda

Un’altro brand interessante da questo punto di vista è Lema che interpreta la tutela verso l’ambiente in modo non convenzionale. I mobili vengono prodotti usando legno che arriva da foreste gestite con un approccio di tutela verso l’ambiente e le vernici tradizionali sono state sostituite per lasciare il posto a quelle ad acqua, meno inquinanti e dannose per la salute.  La scelta però più originale è quella di ridurre l’uso di materiali naturali per le finiture, in modo da non sfruttare eccessivamente le risorse che abbiamo a disposizione. Link

Le due case produttrici di arredi sono solo pochi esempi di brand che sempre più numerosi, si allineano alle richieste dei clienti più esigenti. Purtroppo però, risulta ancora molto costoso produrre mobili di questo tipo, soprattutto a causa dell’ ingente peso che la ricerca ha sul prezzo finale.

Una soluzione più economica e anche più ecologica, esiste ed è quella di recuperare vecchi mobili le cui vernici hanno,  nel tempo, perso gran parte delle sostanze tossiche volatili e restaurarli usando olii naturali; in questo modo oltre a diminuire le cause d’inquinamento domestico, evitando che questi mobili vengano buttati, contribuiremo a produrre meno rifiuti.

Tessili

Un discorso diverso va fatto per i tessili.

Anche in essi si nascondono insidiose sostanze che vanno a nuocere la nostra salute, ma in questo caso gli elementi chimici in essi contenuti, provocando reazioni tangibili, sono facilmente individuabili, a differenza degli inquinanti che invece si nascondono nei mobili o nelle murature.

Infatti cotone e lino, spesso vengono coltivati con l’ausilio di sostanze chimiche che restano nelle fibre e possono dare problemi di irritazioni della pelle e delle vie respiratorie, fino a provocare reazioni allergiche.

Questo ha di recente indotto diversi brand, anche low cost, a dotarsi di una linea di tessuti ecosostenibile.

Spesso però, durante le fasi di lavorazione, quando queste sono un processo fortemente industrializzato, vengono usati prodotti che vanno ad annullare le caratteristiche naturali delle merci. Nello specifico, le machine tessitrici, sono lubrificate con olii minerali che vengono inevitabilmente trasferiti sul tessuto e le tinte usate hanno una grossa componente chimica che ne assicura le performance di durabilità nel tempo senza spiacevoli scoloriture. Inoltre nella fase di stoccaggio, sui tessuti vengono impiegate sostanze antimuffa di origine artificiale.

Anche in questo caso,  un aiuto importante può arrivare dagli artigiani. Essi normalmente lavorano su telai di legno senza l’ausilio di olii minerali per lubrificarli e usano tessuti naturali anche inconsueti, ma con ottime caratteristiche (come la canapa) e tingono i tessuti con tinte che derivano da elementi (solitamente piante) che si trovano in natura.

Questo genere di articolo si può trovare in negozi on line o fisici, specializzati in prodotti naturali, oppure nei mercatini, dove gli artigiani vendono i loro manufatti e prendono ordinazioni per realizzare prodotti su misura.

Anche in questo caso, c’è un’altra ragione che ci dovrebbe spingere ad usare tessuti in fibre naturali. L’Istituto per i polimeri e i biomateriali del Cnr di Pozzuoli, dopo vari esperimenti, è giunto alla conclusione che circa un terzo delle microplastiche (ovvero le particelle di materiale plastico più piccole di un millimetro) che finiscono nell’ambiente, provengono dai capi sintetici che laviamo nelle lavatrici.

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